Suzuki DR 500S

18 gennaio 2006

2006 BIKE EXPO 2nd PRIZE Scrambler Category

This Special Custom bike is a mix between the recent and the remote past. It is a tribute to scramblers from days gone by: no melancholy, just good ideas.

Motorcycle riders are evergreens. Motorcycles are freedom, especially when they reflect the personality of their owners.

So someone who was young in the 1970s and dreamed about or rode a scrambler, which had already been on the market for a decade, can’t get that first love out of their system, regardless of the years passing. These bikes are from an already extinct lineage, which evolved into “regularity rallies” first and then was replaced by the more contemporary enduros afterwards. That did not make these bikes any less charming or charismatic, even though often their mechanics and their running gear and suspension left quite a bit to be desired.

The bikes we are talking about were of different brands, which were mostly British: one above all, the BSA Victor 441 was what inspired the lines for this special custom bike.

Gianni Scanavacca, the owner of this motorcycle, is an avid biker from Vicenza, who in the 1970s was dedicated to regularity rallies, most of the time. The idea of a special custom bike, inspired by those bikes that had so fascinated him before he became involved in racing more contemporary bikes, had been nagging at him for quite a while. But, he needed a specialist who could scope out his ideas and transform them into reality. He got his chance when he met and then made friends with Gianfranco Lizzi, boss at Gitielle. Since Lizzi is also an avid biker and nearly the same age, he got the message loud and clear and picked up the ball and ran with it.

As a starting point the Suzuki DR 500 from the early 1980s turned out to be perfect. It is reliable, easy to handle, economical and above all, the only bike of that era that kept dual shock absorbers on the rear suspension, like the bikes that this special custom was modelled on. First things first, away with all the plastic, the tank and instruments. Then, finally, with the naked bike before our eyes, the time had come to define its new line.

The stainless fenders set up high marked the starting point. To fit them, the rear part of the frame was modified, with a custom ad-hoc bracket installed under the fork plate. The aluminium wheels (originally gold coloured) were de-anodized, polished and then equipped with Michelin T 63 knobby tyres. The round headlamp was recovered at the Imola swap meet. The original handlebars were chrome plated with an aluminium number plate installed above. It was at this point that the master aluminium craftsman Ferruccio Codutti got involved. He designed a stylish number plate that also acts as a screen for the new instrument panel (tachometer and service gauges) and two side panels that follow the same shape. Even the fuel tank is Codutti’s work, clearly taking after the British motorcars that were the forebears of this component. The knee indents on the tank were mirror polished as were the side panels, while the pale yellow that outlines them and covers the rest of the tank helps give the bike just the right touch of retro, yet still young for those times. The sheet metal work was completed with the chain guard and the new filter box built right onto the bike chassis. The saddle was shortened for most of its length and then given over to Conta, another top name in his field. In the meantime, the Gitielle staff worked on the engine, blasting, painting and overhauling it thoroughly, giving each detail their full attention during assembly.

Needless to say, the owner was very enthusiastic about the results of the work. He now has a special custom bike that brings his adolescent dreams into reality. By the way, note that the cylinder was purposely painted black to recall the cast iron cylinders that were on the British bikes, with the transplanted exhaust pipe set up high on the right side as a further tribute to the old English bikes.

Text by Giorgio Scialino


2° PREMIO BIKE EXPO 2006 nella categoria Scrambler

“Questa Special è un mix tra passato prossimo e passato remoto. Si tratta di un omaggio alle scrambler d’altri tempi: niente malinconie, solo buone idee.”

Il motociclista è una razza sempreverde e la moto è libertà, soprattutto quando esprime la personalità del suo proprietario.

Capita così che chi era ragazzino negli anni ’70 abbia sognato o toccato con mano le scrambler che già dal decennio precedente erano presenti sul mercato, e nonostante l’avvicendarsi degli anni non riesca a scordare questo primo amore. Le moto a cui ci riferiamo sono una stirpe ormai estinta, evoluta in “regolarità” prima, e sostituita dalle più attuali enduro poi. Nondimeno erano moto ricche di fascino e di carisma anche se spesso la meccanica – ma anche la ciclistica – che le equipaggiava aveva dei sacrosanti limiti.

Le moto di cui stiamo parlando portavano vari marchi, invariabilmente di origine inglese: una su tutte, la BSA Victor 441, che ha segnato la traccia per questa special.

Gianni Scanavacca, il proprietario di questa moto, è un appassionato motociclista vicentino che negli anni ’70 si dedicava soprattutto alla regolarità. Già da tempo accarezzava l’idea di una special ispirata a quelle moto che tanto lo avevano affascinato prima di dedicarsi lui stesso alle gare con mezzi più attuali, ma gli serviva uno specialista che intuisse le sue idee e sapesse tramutarle in materia.L’occasione fu la conoscenza e poi l’amicizia con Gianfranco Lizzi, boss di Gitielle, il quale essendo anche lui un appassionato e quasi coetaneo, recepì chiaramente il messaggio imboccando subito la strada giusta.

Come base di partenza la Suzuki DR 500 dei primi anni ’80 risultò perfetta: affidabile e maneggevole, di poco costo e soprattutto l’unica di quegli anni con questa conformazione a mantenere la sospensione posteriore a doppio ammortizzatore, come le moto a cui la special si sarebbe ispirata. Via tutta la plastica, il serbatoio e gli strumenti e finalmente, con la moto messa a nudo davanti agli occhi, giunge il momento di definire la nuova linea.

I parafanghi in inox posizionati alti segnano il punto di partenza. Per ospitarli viene modificata la parte posteriore del telaio e costruito un sostegno ad hoc sotto la piastra della forcella. I cerchi in alluminio (in origine color oro) vengono disanodizzati, lucidati e infine equipaggiati con pneumatici tassellati Michelin T 63. Il fanale tondo viene recuperato alla mostra scambio di Imola, il manubrio originale viene cromato e si pensa di applicarvi sopra un portanumero in alluminio. A questo punto viene coinvolto il fuoriclasse dell’alluminio Ferruccio Codutti che realizza un portanumero in stile che funge anche da riparo alla nuova plancia strumenti (tachimetro e spie di servizio) e due fianchetti laterali che ne seguono la stessa conformazione. Suo anche il serbatoio che si rifà chiaramente alle macchine inglesi progenitrici di questo segmento. Gli incavi per le ginocchia sono lucidati a specchio così come i fianchetti, mentre il giallo pallido che li contorna e copre le parti restanti del serbatoio contribuisce a dare al mezzo un gusto retrò, ma giovane per quei tempi. L’opera del battilastra si conclude con il carter catena e la nuova scatola filtro realizzata direttamente sulla moto. La sella viene accorciata per buona parte della sua misura e poi viene affidata a Conta, un altro nome di ottima levatura nel suo settore. Lo staff Gitielle nel frattempo si è occupato del motore, sabbiato, verniciato e revisionato in ogni sua parte, e di assemblare il tutto avendo cura di ogni dettaglio.

Inutile aggiungere che il proprietario è stato entusiasta del risultato, ora ha una special che appaga i suoi sogni da adolescente; a questo proposito è doveroso segnalare il cilindro volutamente verniciato in nero a rievocare i cilindri in ghisa presenti sulle inglesi e, sempre come tributo a queste vecchie signore, lo scarico trapiantato sul lato destro in posizione alta.

Testo Giorgio Scialino