Ducati Monster S4

14 gennaio 2013

The idea behind
Ferruccio Codutti has accustomed us to custom special bikes of the highest calibre, built with extreme care and always innovative, both because of their aesthetics and because of the technical solutions chosen. Yet, even this time, we were left awed before this bike, his latest creation. Aluminium, obviously, is king here and creates cutting superstructure lines. But even the running gear and suspension are so out there that the original model from whence they came is nearly unrecognisable: the Ducati Monster S4. Once we got over the fascination of our first look, we made a closer inspection of the complexity of this creation. We couldn’t help but think about the time spent to manufacture each individual component. But how many hours it took to build this truly special custom bike wasn’t for our ears. “That’s a secret that only the customer who commissioned the bike and I will ever know,” admitted Codutti. “I can tell you that the bike was designed and completed in about one year.” This extraordinary artisan from Friuli also told us that, being bound to his customer – whose name he has chosen to not reveal, perhaps to avoid being inundated by our requests to try out the bike – by friendship and mutual esteem, he was given carte blanche. “He gave me a Monster that was a little dinged up after an accident and I took care of the rest.”

The project
The difference between this bike and the naked Ducati is absolute, whether you look at its aesthetic features or its drive train and suspension. Well, we were even more shocked when the builder told us that the classic trellis frame was not cut at all. Only a few support elements were added because they were required by the front suspension configuration. For that matter, the height, length and wheelbase are identical to the original production model. Codutti is not new to this type of project. He had already built a bike with such a complex suspension. That one had a Honda Dominator engine and was used to race in the Supermono class. This project, which recalls the one used on Bimota Tesi and Vyrus, is in reality an evolution that Codutti designed personally, using totally different geometries and taking inspiration from the MotoGP Elf 500. His experience was of great help and this project evolved smoothly without any uncertainties.

The bike
On the 3 mm aluminium box single swingarm there is a swivel that enables the wheel to turn. The shock absorbing function is given to a “mono” shock hidden just below the plate (like on the BMW telelever). In the middle is a complex system of tie rods in Ergal. The most innovative part of this front suspension, however, is its structure, comprised of elements that have been milled from solid stock and assembled with nuts and bolts.

And then a stroke of genius: the radial brake calipers are integrated into the complex front suspension architecture, thus acting as a structural support for the steering, and thereby increasing the unit’s stiffness. The front brake pump, twin of the hydraulic clutch pump, is a PT brand radial type. If the front of this motorcycle is this complex, in the back there is a more traditional single swingarm from a Ducati 748 adapted for and combined with Marvic three-spoke wheels there and in front.

Having lost the space up in front of the engine to make room for the new suspension, the radiator was replaced by two higher capacity elements placed under the engine, incorporated in a carinated spoiler. This kills two birds with one stone: a lower centre of gravity and a reduced front cross section. The exhaust system was also the result of hard working, with its contorted manifolds that are concealed and come together just behind the radiators, to then double back into the two tips on the side in steel, made by MIVV.

As Codutti sees the aesthetics of this creation, they are formed by a symbiotic relationship between its tight ultramodern lines and the rounded more retro curves. The assembly of the superstructure in hand wrought aluminium sheet required a difficult and laborious effort to complete, especially the tank, which extends under the saddle. The quality of the accessories is outstanding (foot pegs, pinion covers, chain guard, all were custom made). That’s not to mention the joinery along different parts of the bodywork, which, in the front, integrates the twin polyellipsoidal headlamps and conceals several wire harnesses. This special custom bike is fully functional and was built to drive on the street. Last but not least, the paint job. Being a Codutti creation, it could not be commonplace. That’s why it was entrusted to Kosmic Paint in Udine. They matched the amaranth of the wheels and rear swingarm with the red of the frame and engine. On the other hand, there is no doubt about where this bodywork came from: the fascinating gleam of its brushed aluminium cannot be disguised.

“Text and pictures from Motociclismo”


Come nasce l’idea
Ferruccio Codutti ci ha abituati a special di altissimo livello, costruite con estrema cura e sempre innovative, sia per estetica che per scelte tecniche. Eppure anche questa volta siamo rimasti a bocca aperta davanti alla sua ultima creatura. L’alluminio, ovviamente, la fa da padrone e caratterizza la linea tagliente delle sovrastrutture. Ma anche la ciclistica è stata talmente stravolta da rendere irriconoscibile il modello da cui deriva, una Ducati Monster S4. Superata la fascinazione dovuta al primo sguardo, ci siamo soffermati ad esaminare la complessità della sua realizzazione e non abbiamo potuto fare a meno di pensare al tempo speso per costruire ogni singolo componente. Ma non ci è dato sapere quante ore siano servite per realizzare questa special. “È un segreto che appartiene solo al cliente che me l’ha commissionata – ci confessa Codutti – Posso solo dirvi che la moto è stata concepita e portata a termine nel giro di circa un anno”. Lo straordinario artigiano friulano ci spiega anche che, unito da un legame di amicizia e stima con il suo cliente (che preferisce celare la propria identità, forse per non essere subissato dalle nostre richieste di poter provare la moto…), ha avuto carta bianca: “Mi ha dato una Monster lievemente ammaccata dopo un incidente e al resto ho pensato io”.

Il Progetto
La differenza con la naked Ducati è totale, sia dal punto di vista estetico che da quello ciclistico. Ma rimaniamo ancor più stupiti quando il preparatore ci rivela che il classico telaio a traliccio non ha subito amputazioni: sono solo stati aggiunti gli elementi di sostegno necessari alla nuova configurazione della sospensione anteriore. Per il resto, altezza, lunghezza e interasse sono rimasti invariati rispetto al modello di serie. Codutti non è nuovo a questo tipo di realizzazioni: già in passato infatti aveva costruito un mezzo con questa articolata sospensione, ma dotato di motore Honda Dominator e utilizzato in seguito per gareggiare nella classe Supermono. Il progetto, che ricorda quello usato su Bimota Tesi e Vyrus, è in realtà un’evoluzione che Codutti ha ideato personalmente, utilizzando geometrie totalmente diverse e ispirandosi alle Elf 500 del Motomondiale. L’esperienza acquisita gli è stata quindi d’aiuto e il progetto si è evoluto senza battute di arresto e senza incertezze.

Come è fatta
Al monobraccio anteriore in alluminio scatolato con spessore di 3 mm è collegato uno snodo che consente alla ruota di sterzare. La funzione ammortizzante è affidata ad un “mono” nascosto appena sotto la piastra (come sul Telelever BMW, per intenderci). In mezzo, un complesso sistema di aste di rinvio in ergal. La parte più innovativa di questo avantreno però è la struttura, composta da elementi fresati dal pieno e assemblati tra loro tramite viti e bulloni.

Colpo di genio è la collocazione delle pinze freno radiali che, integrate nella complessa architettura dell’avantreno, fungono da parte strutturale dello sterzo, aumentando così la rigidità dell’insieme. A proposito di freni, la pompa anteriore, gemella di quella della frizione idraulica, è di tipo radiale e marchiata PT. Se la parte anteriore della moto è così complessa, dietro troviamo un più canonico forcellone monobraccio di una Ducati 748 adattato e abbinato ad un cerchio Marvic a tre razze (come l’anteriore).

Perso lo spazio davanti al motore per far posto alla nuova sospensione, il radiatore è stato rimpiazzato da due elementi di maggiore portata posizionati sotto il motore stesso e inglobati in uno spoiler carenato, centrando due obiettivi in un colpo solo: baricentro più basso e sezione frontale ridotta. Altro elemento di laboriosa realizzazione è l’impianto di scarico, i cui contorti collettori restano nascosti e si uniscono alle spalle dei radiatori, per poi sdoppiarsi in due terminali laterali in acciaio della Mivv.

L’estetica, nell’ottica di Codutti, è una simbiosi tra linee tese ultramoderni e altre arrotondate e rétro. L’insieme delle sovrastrutture costruite in lamiera d’alluminio battuta a mano, ha richiesto una esecuzione laboriosa e difficile, soprattutto per il serbatoio, che si estende anche sotto la sella. Pregevole la qualità degli accessori (pedane, carter pignone, paracatena, tutti costruiti su misura) e degli accoppiamenti tra le varie parti della carrozzeria che, nella parte anteriore, integra due fari polielissoidali e nasconde i vari cablaggi elettrici. Perché, non dimentichiamolo, questa special è perfettamente funzionante ed è stata costruita per essere usata su strada. Infine, la verniciatura, che nel caso di Codutti non poteva certo essere banale: il preparatore friulano si è affidato alla Kosmic Paint di Udine per abbinare l’amaranto di ruote e forcellone posteriore al rosso di telaio e motore. Nessun dubbio invece per la carrozzeria, che non nasconde gli affascinanti riflessi dell’alluminio satinato.

“Testi e foto tratti da Motociclismo”